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Isola di Procida : Abbazia di San Michele  (pag. 1 di 3)
AbbaziaIl centro abitato della Terra Murata si sviluppò attorno all'abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, fondata nel 1026 su un precedente complesso religioso risalente al V-VI secolo. Si ritiene tuttavia che questo luogo abbia sempre avuto funzione religiosa fin nell'antichità e che vi sorgesse un tempio dedicato a Nettuno agricoltore, una particolare raffigurazione della divinità marina che incarnava i due aspetti complementari della vita procidana: la pesca e l'agricoltura, entrambe necessarie al sostentamento della popolazione.

La facciata principale originaria è esposta verso occidente, secondo la tipica disposizione delle chiese cristiane. Essa presenta un prospetto di impronta romanica piuttosto semplice, concluso in alto da un timpano ai cui lati partono delle volute di raccordo di gusto rinascimentale aggiunte in epoca successiva. Nella nuova sistemazione urbana fatta nel Cinquecento dal Cardinale d'Avalos, la chiesa abbaziale fu dotata di un nuovo ingresso sul lato orientale (precisamente nel braccio sinistro del transetto) per potervi accedere dalla nuova piazza del centro. La nuova facciata orientale, divenuta col tempo l'ingresso principale alla chiesa, fu più volte ristrutturata: sulla chiave di volta dell'arco d'ingresso appare la data del 1898, che si riferisce agli ultimi lavori importanti di modifica eseguiti.

Inizialmente la chiesa era formata da una unica navata con alcune cappelle laterali. Tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, oltre al nuovo ingresso, furono costruite due navate laterali e iniziata la sistemazione della zona absidale con le decorazioni a stucco e il coro in legno a tre ordini di posti. Nella seconda metà del Seicento ci si dedica alla decorazione pittorica della chiesa: vengono ordinate parecchie tele, tra cui i "quadri grandi" dell'abside, e i perduti affreschi della cupola. Nei primi decenni del Settecento si procede alla definitiva sistemazione dell'abside, alle decorazioni in stucco delle navate, alla costruzione del nuovo altare maggiore; ma il lavoro più impegnativo fu certo la nuova pavimentazione in marmo, con l'abbassamento del piano di calpestìo (e grande scavo di terreno) per ottentere maggiore altezza interna nella navata, che era stata precedentemente ridotta dalla realizzazione del nuovo soffitto ligneo in cassettoni.  [ Segue...]

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