All'estremità nord-occidentale dell'isola, a picco sulle punte di Vetereto e dell'Arcera, si trova un'altra villa dell'imperatore romano Tiberio detta "Damecuta", nome di origine ignota che identifica anche l'intera zona del promontorio. Per la posizione solitaria, arroccata e dominante, nonché per alcune soluzioni architettoniche (il viale e la loggia), ricorda Villa Jovis. Lo spettacolare panorama visibile da Damecuta abbraccia tutto il Golfo di Napoli, dall'isola di Ischia fino alla Penisola Sorrentina, col Vesuvio nel mezzo.Damecuta era una delle ville più grandi tra quelle costruite da Tiberio sull'isola di Capri, poiché si estendeva fino allo scalo marittimo di Gradola e al ninfeo della Grotta Azzurra. Sembra che la Villa fosse anche collegata ai quartieri di Timberino e Monticello, nel pressi del centro di Anacapri, per cui non è azzardato ipotizzare un unico grande complesso, sull'esempio delle grandi ville imperiali di terraferma, tutte caratterizzate da grandi estensioni di giardini e vari padiglioni immersi in essi.
Si ritiene che la Villa fu abbandonata in occasione della eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. (quella che causò la distruzione di Pompei) poiché durante gli scavi apparve che i resti erano ricoperti da uno spesso strato di ceneri vulcaniche. Oggi i pochi resti visibili della Villa sono circondati da una bella pineta. Essi sono il risultato delle operazioni di scavo condotte dal 1937 al 1948 da Amedeo Maiuri (che aveva guidato anche il recupero di Villa Jovis) e si trovano sul terreno precedentemente di proprietà di Axel Munthe, il celebre autore della "Storia di San Michele", poi da lui donato allo stato italiano. [ Segue...]
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